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Mafie nelle Marche – Riflessioni del Procuratore Generale Vincenzo Macrì

Pubblichiamo un estratto del discroso tenuto dal Procuratore Generale Vincenzo Macrì durante la cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario 2015, il 24 gennaio 2015 ad Ancona.

Qui si può scaricare l’intervento intero

Riflessioni sull’andamento della criminalità nel distretto di Ancona:

Macrì1 – Nel 2011, in occasione del mio primo intervento in questa sede, avevo avvertito che non esistono in Italia, territori che possano definirsi “isole felici”, rispetto alla presenza di fenomeni mafiosi, anche se, comparativamente, il territorio marchigiano presentava una situazione sicuramente migliore rispetto a quella di gran parte del resto del paese. Avvertivo che sottovalutazioni del fenomeno avevano consentito alle mafie, ed in particolare alla ‘ndrangheta calabrese, di penetrare in profondità nel tessuto economico di molte regioni del Nord Italia, come Piemonte, Liguria, ed in particolare Lombardia, per non parlare, da ultimo, del Lazio e della stessa capitale. I dati statistici contenuti nella relazione del Presidente della Corte, alla quale mi richiamo per brevità non sono utili ad evidenziare le lente, ma progressive trasformazioni in atto nel territorio marchigiano dal 2010 ad oggi: essi ci indicano infatti una situazione di sostanziale stabilità dei reati più frequenti, alcuni dei quali in diminuzione, altri in leggero aumento. Occorre avvertire che le percentuali in aumento o in diminuzione devono essere considerate alla luce della esiguità dei numeri assoluti e dunque hanno una valore significativo solo per i reati più ricorrenti (furti, rapine, lesioni colpose, reati informatici, spaccio di sostanze stupefacenti), molto meno per i reati assai meno frequenti (almeno quelli accertati), tra i quali quelli contro la P.A., per i quali le variazioni di poche unità in termini assoluti possono produrre variazioni in percentuale anche a doppia cifra. Read more

Mafia nelle Marche – Fratelli di Sangue

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Nel saggio “Fratelli di Sangue” di Nicola Gratteri e Antonio Nicaso, pubblicato nel 2006, un breve paragrafo viene dedicato alla nostra regione. Puoi leggerlo qui.

 

Marche

Nelle Marche non manca nulla. C’è un litorale straordinario, un entroterra imprenditorialmente evoluto, con tante piccole e medie imprese, un porto, quello di Ancona, e un aeroporto, quello di Falconara, che garantiscono un collegamento con i mercati dell’Est. Qui le cosche calabresi hanno messo radici da poco, ma sono quasi tutte coinvolte nel traffico di sostanze stupefacenti e nel riciclaggio di denaro sporco. Nel febbraio 2002 un’indagine della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria ha individuato articolazioni operative della ‘ndrangheta nella provincia di Pesaro-Urbino, dove si erano stabiliti elementi collegati alla famiglia Ursino-Macrì di Gioiosa Ionica, distinguendosi nella gestione di un rilevante traffico di cocaina proveniente dalla Calabria e diretto verso le Marche e l’Emilia Romagna. Sempre nelle Marche è stata scoperta una filiale della famiglia Alvaro di Sinopoli. Il punto di riferimento era Carmine Alvaro, residente ad Ancona, il quale, con cadenza settimanale, si riforniva di sostanze stupefacenti, in particolare cocaina, provenienti dalla Calabria. A insospettire gli inquirenti erano stati una serie di investimenti commerciali nell’area compresa tra Ancona, Marina di Montemorciano e Senigallia. La stessa operazione ha portato all’arresto del latitante Antonio Alvaro. Nel 2006 a Matelica, in provincia di Macerata, è finita la latitanza di Vincenzo Ficara, elemento di spicco dell’omonimo clan di Reggio Calabria.